L’industria dell’automotive è un’altalena di grandiosi successi e fallimenti più o meno cataclismatici. La storia dell’automobile, di fatti, accoglie un folto numero di modelli tristemente famosi per i loro immancabili e fin troppo palesi difetti ancor più delle caratteristiche e delle qualità: miti, perché di miti si tratta, passati alla storia unicamente per la propria mediocrità.

Oggi la nostra percezione del mezzo è distorta: ci sembra scontato, banale che questo debba esser dotato dell’accessorio al punto giusto, debba contenere un motore sicuro ed affidabile ed una meccanica efficiente e soddisfacente per il genere di vettura a cui appartiene.

Prima degli anni sessanta non era affatto così.

Il punto di svolta lo si ebbe con Ralph Nader, avvocato ed attivista statunitense, che pubblicò il saggio Unsafe at Any Speed (Pericolosa a qualsiasi velocità) nel 1965, denunciando i rischi strutturali delle molte auto in commercio, soprattutto americane.

Il dito fu puntato contro la Chevrolet Corvair della General Motors, un modello tanto economico quanto fragile dalla tenuta di strada semplicemente ridicola.

Da allora nacque ufficialmente la tutela del consumatore in ambito automobilistico ed il popolo delle quattro ruote – costruttori inclusi – iniziarono a considerare sistematicamente la tutela del funzionamento, dal minimo optional al rendimento del propulsore. Ecco quali sono le auto più difettose di sempre:

1) Ford Explorer

Nella sua secolare storia la Ford conserva una piazza d’onore per essere una delle case con più modelli richiamati: milioni e milioni, l’ultimo dei quali – ben 12 milioni di unità – nel 2008 a causa del malfunzionamento di un interruttore che si surriscaldava troppo facilmente. Il Ford Explorer rappresenta di sicuro il caso più eclatante, progenitore dei tanto diffusi SUV. Era un 4WD dal prezzo contenuto, apparso timidamente soltanto nel mercato nordamericano. Su di lui la Ford investì tempo, risorse e denaro, tanto da considerarlo un vero e proprio modello di punta sin dal debutto nel 1990. Eppure gli americani si ricordano di lui per due essenziali motivi, entrambi la causa del suo prematuro ritiro: si ribaltava con ridicola semplicità; gli pneumatici si staccavano senza preavviso. Stando alle stime del Wall Street Journal, la combo Explorer – pneumatici Fireston avrebbe causato oltre 200 vittime.

Fonte: Wikipedia

2) Ford Pinto

Sì, siamo ancora negli States e sì, parliamo ancora di Ford. Stavolta l’affare è meno recente: Ford Pinto, un auto per tutti i portafogli. La fatalità del progetto stava nel posizionamento sbagliato del serbatoio del carburante, che gli ingegneri a stelle e strisce avevano deciso di ubicare dietro l’asse posteriore. In quel punto la cisterna era totalmente esposta agli urti ed alle sollecitazioni del fondo stradale e non solo: al primo e più lieve tamponamento il serbatoio tendeva ad esplodere. Ci vollero molte deflagrazioni affinché la Pinto venisse ritirata dal mercato.

Fonte: Wikipedia

3) Audi 200

Dal nuovo mondo alla cara vecchia europa continentale. Anche i tedeschi sbagliano, a quanto pare. E a firmare il delitto c’è proprio la rinomata casa di Ingolstadt: Audi. Il modello 200, denominato 5000 per il mercato americano, si trattava di un allestimento più raffinato e ricercato del più felice modello 100: fu venduto in tutto il decennio degli anni ottanta. Ben 92mila veicoli furono ritirati a causa della negligente posizione del tappetino del guidatore, il quale sovente aderiva al pedale dell’acceleratore, bloccandolo. Conseguenze? Le vendite Audi crollarono in Nord America.

Fonte: Wikipedia

4) Volskwagen Beetle

È l’auto più longeva della storia, voluta da Hitler in persona. Entra in questa infelice classifica a causa del modello messo in commercio nell’anno 1972, quando innumerevoli vetture furono richiamate in fabbrica poiché il braccio del tergicristallo soleva staccarsi improvvisamente. La Volkswagen ritirò dal commercio quasi 4 milioni di maggiolini. Germania 2, Stati Uniti 2, palla al centro.

Fonte: Geograph.ie

5) Alfa Romeo Alfasud

Il Belpaese non poteva mancare. E per gioco del destino l’Alfa Romeo più venduta della storia – il modello Alfasud – è anche quello di fatto più inaffidabile. Ottima meccanica, motore brillante, prezzo accessibile: peccato per la ruggine. Nella prima serie di Alfasud i parafanghi anteriori, gli archi interni dei cerchioni, i montanti, il lunnato e i pannelli centralli si ossidavano con una facilità disarmante. Nell’ultimo periodo qualcuno ha tentato di sfatare il mito. Invano. La verità è che all’epoca la manodopera Alfa non riusciva a tenere il passo con una domanda abnorme: il risultato fu, spesso, un prodotto claudicante e di qualità altalenante.

Fonte: Wikipedia

6) Lancia Beta

Gli uomini della Lancia risparmiarono sulla Beta. Gli acciai “russi” della livrea e la cattiva qualità dei pigmenti delle verniciature resero questo modello incredibilmente sensibile agli agenti atmosferici. Nel Regno Unito si stigmatizzò il veicolo attraverso una vera e propria crociata popolare, condotta in primis dal Daily Mirror, che fece notare gli irrisolvibili problemi di corrosione del pianale. La Lancia dovette richiamare migliaia di vetture, molte delle quali a chilometro zero. Il danno di facciata fu enorme e nel 1994 la Beta fu rimossa dai listini.

Fonte: Wikipedia

 

7) Toyota

Ci sono manuali di economia, sociologia e filosofia che parlano di toyotismo. Si parla di una vera e propria rivoluzione industriale nipponica. Eppure non c’è marchio automobilistico che abbia così tante vetture richiamate come il colosso giapponese: nel 2014 la Toyota ha dovuto richiamare 6,39 milioni di auto in tutto il mondo, di cui 810mila in Europa e 200mila in Italia per difetti così vari e numerosi da non poter essere elencati tutti in questo paragrafo. Anche i modelli difettosi sono molteplici: soprattutto Rav4 ed Hiluz, ma anche Yaris ed Urban Cruiser: si parla di malfunzionante bloccaggio dei sedili, cavo a spirale degli airbag collegato male, problemi al piantone dello sterzo e tanto altro. Giappone, proprio tu?

Fonte: Wikipedia

Ti è piaciuto l’articolo? Condividilo su Facebook con i tuoi amici! 😉