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F1, Singapore: di chi sono le responsabilità dell’incidente di Vettel e Raikkonen

I primi cento metri sono stati buoni“: questo il lapidario e pungente commento di Kimi Raikkonen alla sua gara, sempre coerente col suo spirito impassibile e all’apparenza menefreghista. Gara durata, per l’appunto, non più di duecento metri. La partenza del Gran Premio di Singapore è stata infatti funestata da una esplosiva ed improvvisa carambola, innescata dal contatto tra la Ferrari di Kimi e la RedBull di Max Verstappen in un’incidente che ha coinvolto anche Sebastian Vettel, partito col piede giusto dalla pole e più che mai motivato a far bene. Marina Bay era una pista che doveva risultare ostica alla Mercedes. E invece no: Ferrari out al chilometro zero, con Hamilton che ne approfitta, vince e si porta a +28 in classifica da Seb.

L’analisi nel dettaglio

Facciamo chiarezza sull’accaduto. Al semaforo verde lo stacco migliore lo compie la Ferrari di Raikkonen, tappata però dalla monoposto di Verstappen che gli è davanti. Nell’attimo immediatamente successivo la Ferrari di Vettel rilancia lo sparo, guadagnandosi lo spazio necessario a sopravanzare Max Verstappen: a quel punto le auto si trovano nella zona di rettilineo in cui bisogna preparare la staccata impostando la traiettoria d’ingresso in curva uno; bisogna decelerare, la differenza tra chi sta avanti e chi dietro la fanno motore, millesimi e nervi saldi. Seb ha mezza vettura di vantaggio nei confronti di Verstappen, il quale deve essersi accorto troppo tardi del prodigioso scatto dai blocchi di Raikkonen. Il finlandese si trovava infatti in scia della RedBull e, procendo ad una velocità superiore, si andava spostando all’interno per posticipare la staccata, chiudere gas e tenere l’enfant prodige dietro. Kimi affianca Max e spinge.

Il momento chiave

Vettel decide allora di proteggere la posizione e taglia anch’esso verso l’interno, in una manovra sì rischiosa ma perfettamente lecita e legittima. Considerando poi che Raikkonen era spuntato all’ultimo momento era verosimile che potesse accorgersi di quest’ultimo, a dispetto di quel che Verstappen ha biasimato a Vettel in conferenza stampa. Raikkonen si accorge di essere su una linea sbagliata e pericolosa, quindi esita un attimo: Verstappen non molla di un centimetro – come suo, sciagurato, solito – e il contatto tra le due vetture è inevitabile. Sospinto dall’urto il muso della Ferrari di Kimi vira a destra, speronando la fiancata sinistra della monoposto di Vettel e danneggiandola irreparabilmente. In curva due, difatti, non risponde ai comandi del campione tedesco, va in testa coda e sbatte contro il muretto.

Chi ha sbagliato e chi no

Il commento a caldo di Verstappen è stato inequivocabile: “Non capisco Vettel: è in lotta per il titolo, ha rischiato troppo“. Tirando le somme, non è un’argomento così forte: innanzitutto perchè la classifica iridata è cortissima, ogni punto è sacrosanto; in seconda battuta per una mera questione tecnica. Come abbiamo visto Vettel aveva tutte le ragioni per chiudere la curva in anticipo e rientrare; il suo cambio di traiettoria è subordinato alla maggiore velocità in rettifilo della sua monoposto nei riguardi di Verstappen, il quale non ha minimamente ponderato l’idea di tirare il freno e assicurarsi una posizione sicura in vista dell’attacco di Raikkonen, che invece nei suoi specchietti era ben più visibile che in quelli di Vettel. Se dovessimo fare una classifica di chi ha meno responsabilità, Vettel di certo sarebbe il primo. Per come si sono messe le cose nell’area precedente alla staccata anche Raikkonen ha meno colpe di Verstappen. Se si considera però la volontà a monte di sorprendere la RedBull, il finlandese dovrebbe esser biasimato. Con la “prima guida” leader della corsa in curva uno non avrebbe dovuto scommettere sul sorpasso: sottolineo, però, che la Formula Uno non è affatto uno sport di squadra. La parola a voi, tenenendo a bada un semplice dato numerico: su 16 GP Max Verstappen si è ritirato in 10 occasioni.