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Marco Lucchinelli: chi è il pilota italiano più romantico dei nostri tempi

Dalle gite per i colli liguri a quel naso rotto provando la sua prima moto da pista, dalle rocambolesche cadute in 250 al fantomatico titolo iridato dell’81, da quel sensazionale fuoripista in cui ha quasi ammazzato dei tifosi (e in cui è uscito illeso) alla partecipazione a Sanremo, passando per quella maledetta dipendenza. Appena un mese fa Marco Lucchinelli diventava formalmente leggenda, consacrato nella Hall of Fame del motociclismo assieme a nomi di certo più titolati – Schwantz, Doohan, Rainey, l’amico Agostini – ma di cui non è secondo in valore agonistico. Poi, qualche giorno fa, il tragico incidente in cui ha perso la vita il figlio.

Identikit

Lucchinelli è uno “scapigliato” nel senso letterario e romantico del termine. Un uomo dal gusto antico e mai banale in grado di perdersi e ritrovarsi, di brillare e di reinventarsi. Nel 1991 fu arrestato per possesso di cocaina, ma questo non gli ha proibito di ripartire da capo e diventare uno dei telecronisti ed opinionisti sportivi italiani più amati del settore, presenza fissa, al momento, su TV8 dopo la trafila in Mediaset. Le immagini della sua Suzuki bianca e blu che primeggia nel mondiale 500 del 1981 sono incise a fuoco nella storia del motociclismo: è stato peraltro il terzultimo italiano a conquistare il titolo di quella classe dopo Franco Uncini e Valentino Rossi.

Risvolti

L’anno successivo a quel grandioso trionfo, con la stessa facilità con cui sverniciava i vari Roberts e Spencer, si presentò al Festival di Sanremo con il brano “Stella fortuna. Poi il baratro della coca, l’arresto e la risalita della china. Tre anni fa assieme al figlio Cristiano e all’amico Fausto Ricci aveva creato una scuola di guida sicura per insegnare i trucchi del mestiere, ai professionisti e non. “Cavallo pazzo”, questo il soprannome affibbiatogli per via della sua guida istintiva, fuori dalle righe e decisamente poco convenzionale in pista, si è dimostrato un istruttore generoso e sensibile in questa sua nuova esperienza – stando, perlomeno, a quelli che l’hanno provata.

Il personaggio

Sorriso perpetuo, battuta tagliente ed occhio vispo: questo l’identikit del Lucchinelli telecronista, uno di quelli che non indugia a sparare a zero su Lorenzo in occasione del fantomatico “biscotto” ai danni di Valentino Rossi al GP di Valencia 2015. “Ho fatto più chilometri per la gnocca che per il Motomondiale” una delle sue frasi più celebri, quando si presentava sul podio con orecchino, capello ribelle e sigaretta tra le labbra. Ma non è il solito “genio e sregolatezza” : dicono che in ogni gran premio della stagione iridata 1981 Marco indossasse giacca e cravatta sotto la tutona. Ecco, Lucchinelli è realmente così: sotto le montagne russe della sua vita, nascosto alla vista dei più, è e rimane, nonostante tutto, un signore.